Il cellulare di domani

Sembra fantascienza eppure potremo arrotolare lo smarphone perchè avrà lo schermo flessibile. Ma le novità dietro l’angolo sono molte: alcune ci semplificheranno la vita. Anzi, già lo fanno.

Si chiama Nfc (Near field communication) l’innovativa tecnologia applicata già ad alcuni cellulari, per esempio agli ultimi apparecchi marchiati Google, ad alcuni Nokia e al prossimo iPhone5 (in uscita presumibilmente dopo l’estate), che permette di utilizzare il telefonino come una carta di credito. Come? Grazie ad un innovativo sistema a onde radio, che ha una portata che non supera i 10 centimetri: basta avvicinare il cellulare a uno speciale pos (point of sale, la macchinetta in cui oggi normalemente si infila la carta di credito quando si paga un acquisto) per farsi addebitare automaticamente sul conto corrente (o sul credito della sim che si ha nel telefono) la spesa appena effettuata. E tutto senza dover ricordare pin (come nel bancomat) o firmare ricevute. Solo per gli acquisti oltre i 25 euro, per ragioni di sicurezza, viene richiesto un codice di autorizzazione ma l’operazione risulta comunque semplice e immediata.

Philips FLUID.

La maggior parte delle macchinette pos in circolazione anche in Italia sono contacless, ossia in grado di funzionare sia con le carte di credito tradizionali sia con la tecnologia Ncf. E’ per questo che i pagamenti tramite cellulare, che alcune banche utilizzano già, diventeranno una realtà capillare anche da noi. In Giappone per esempio, questo sistema è già molto diffuso e ha grande successo, mentre è ancora ai primi passi in Nord America e in Europa. Ritardo causato soptrattutto dai complicati accordi da stipulare tra i produttori di cellulari e gli operatori telefonici,  necessari per garantire l’assoluta sicurezza dei pagamenti. Apple va per la sua strada e ha brevettato un sistema per semplificare i pagamenti contactless grazie a un chip contenuto nel cellulare.

Fujitsu Circle Phone.

La tecnologia Ncf avrà comunque molti altri utilizzi, per esempio sfruttando le capacità di geolocalizzazione dei nuovi cellulari e i social network. Grazie al gps contenuto negli smartphone e al social network Foursquare, per esempio, potremo essere avvisati automaticamente sul cellulare di una particolare iniziativa che si svolge in zona e, se decidiamo che ci interessa e ci andiamo, grazie ancora alla tecnologia Nfc potremo essere guidati lungo il percorso e lo svolgimento dell’evento. Non solo. Grazie alla realtà aumentata, ossia alla capacità che i nuovi cellulari hanno di mostrarci sullo schermo più informazioni e più oggetti di quelli che esistono e vediamo per davvero con i nostri occhi, l’esperienza sarà ancora più coinvolgente.

Nokia, Human Form.

Il futuro è nel display

Oltre alle capacità Nfc una delle novità più significative dei cellulari di nuova generazione riguarderanno soptrattutto i display, che diventeranno flessibili e permetteranno di tenere comodamente in tasca cellulari leggeri, piccoli ma dallo schermo straordinariamente ampio.

Questi progressi saranno possibili grazie alle nano-tecnologie, ossia quelle tecnologie che sfruttano o costruiscono elementi di dimensioni microscopiche e su cui molte aziende stanno lavorando da parecchio tempo. Nokia, per esempio, ha già realizzato il prototipo “Human Form” con display trasparente e flessibile, sensori di movimento che ci consentiranno di fare determinate operazioni, per esempio ruotandolo anzichè premendo i tasti e controllo vocale. Dal tono della nostra voce il cellulare sarà in grado di percepire di che umore siamo e per, esempio, proporci la compilation musicale più adatta al momento. Secondo i ricercatori dell’azienda finlandese dovrà essere “un dispositivo che ricordi una creatura vivente che ha appena raggiunto il gradino successivo della propria scala evolutiva: una forma di vita che è uscita dal proprio ambiente naturale alla ricerca del prossimo ecosistema, con l’obiettivo di sostenere e affrontare l’ultima metamorfosi di un essere saziente”. Un progetto ambizioso, non c’è che dire!

Dalla collaborazione tra la Queen’s University of Canada e l’Arizona State University è invece nato il prototipo del Paper-Phone che, come dice il nome stesso, replica lo spessore e la flessibilità di un foglio di carta. Interessante per gli sviluppi che promette è anche la tecnologia E-Sense, ideata dalla casa svedese Senseg e che si è ispirata ai non vedenti. Si tratta di una tecnologia che usa i campi elettrici per modificare la superficie del display del cellulare e dare in questo modo sensazioni tattili diverse al polpastrello. In pratica sfiorando il display si potranno percepire superfici dure o morbide, soffici o scivolose… Così, se sullo schermo vediamo il mare, sfiorandolo ci sembrerà di affondare il dito tra le onde. I giapponesi di Toshiba stanno lavorando per portare questa tecnologia di serie nei loro prossimi smartphone.

Nokia Morphe Phone.

Sempre più potenti

Il futuro (molto) prossimo dei cellulari sta anche nei processori quad-core ossia in chip (i componenti che li fanno funzionare) che contengono quattro unità di calcolo affiancate, indipendenti ma in grado di lavorare assieme per aumentare l’efficienza. Risultato? Smartphone con una potenza degna di un vero computer e capaci di far girare videogiochi in 3D e mostrarti filmati in alta definizione. Intel, invece, il colosso mondiale che inventato il pc come lo conosciamo oggi, sta lavorando a Medflied, un chip con dimensioni e consumi ridottissimi e potenza straordinaria. Equipaggerà i cellulari in arrivo per la fine dell’anno e promette meraviglie. La sua potenza, infatti, sarà ideale per permettere al cellulare di stare al passo con la grande quantità di dati che gli giungeranno dalla nuova rete dati Lte (Long term evolution, o 4G), la rete cellulare di nuova generazione che promette meraviglie e renderà di colpo vecchia la connessione a internet con l’adsl di casa, che oggi è la più veloce. Negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei è già in funzione e chi l’ha sperimentata ne è rimasto “folgorato”. Basti pensare che nel prossimo futuro, grazie all’Lte, sarà possibile scaricare nel cellulare un intero film in alta definizione in appena 5 minuti. Oggi ci vorrebbero giorni.

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Apple, tutte le indiscrezioni in Rete: iPhone 5, i nuovi Mac e un mini-iPad

Sul web si rincorrono le voci sui prossimi prodotti di Cupertino. Tra informazioni più o meno attendibili, ecco cosa ci si potrebbe aspettare dalle prossime generazioni di smartphone e computer della mela. Mentre prende sempre più corpo la possibilità di un nuovo tablet in formato ridotto e di un ingresso nel mondo delle tv

Apple, tutte le indiscrezioni in Rete iPhone 5, i nuovi Mac e un mini-iPad

ALLA FINE degli anni ottanta, durante la sua avventura in NeXT Computer, Steve Jobs aveva appeso nel suo ufficio un vecchio poster di propaganda militare: nell’immagine, una nave della seconda guerra mondiale che colava a picco; appena sopra, il motto “Loose lips sink ships”, le lingue lunghe affondano le navi. Come dire: amici di NeXT, meglio tenere la bocca chiusa.

Le novità Apple in concept art

È anche da questa sua ossessione per la segretezza, probabilmente, che oggi scaturisce il fascino delle tecnologie Apple: quell’assoluto alone di mistero che, negli anni, ha permeato lo sviluppo di ogni prodotto della Mela. E che ha ormai dato vita a un singolare sport mediatico su Internet, con giornalisti e appassionati impegnati a commentare ogni singolo rumor sulle novità Apple.

Oggi le loose lips della Rete parlano di nuovi iMac con risoluzione raddoppiata, di iPad in formato ridotto e di iPhone con riconoscimento facciale. Senza dimenticare la grande promessa della futura iTV, per la quale si ipotizza una natura assai più evoluta di quella di un normale televisore HD. Tutte indiscrezioni – con vari livelli di credibilità – che prendono forma mentre si avvicina la data di lancio di ciascun nuovo gadget.

Il battesimo dell’iMac. Tra le voci più realistiche, i ‘rumoristi’ online si rimpallano in questi giorni le presunte specifiche del nuovo iMac, che si avvia a un aggiornamento della linea intorno al prossimo giugno. Dal punto di vista tecnologico sembra ormai assodata l’introduzione dei processori i5 e i7 Ivy Bridge, che verranno commercializzati a breve da Intel.

Per il resto, le promesse sono soprattutto estetiche. L’innovazione chiave sarà una nuova linea dello chassis, ancora più compatto e sottile rispetto al modello attuale, oltre all’inclusione di un vetro antiriflesso per lo schermo, prodotto dalla G-Tech.

Il nuovo iMac, in questo senso, potrebbe rappresentare per Tim Cook il “battesimo del design”, se è vero che tutti i prodotti lanciati sotto la sua presidenza sono stati finora semplici aggiornamenti tecnologici, privi però di innovazioni stilistiche. Singolare che proprio un iMac esteticamente rivoluzionario, nel lontano 1998, avesse rappresentano la rinascita di Jobs al suo rientro in Apple.

Retina sui Mac
. Voci di lungo corso, a margine, confermano la futura introduzione del display Retina anche su tutti i computer Apple, dall’iMac ai MacBook Pro. Una novità che permetterebbe di raddoppiare di colpo la risoluzione degli schermi usati oggi, per arrivare fino a un’ipotetica (e molto impegnativa) risoluzione di 5120×2880 pixel per il modello da 27 pollici dell’iMac. Tra gli indizi, la recente comparsa di una voce “HiDPI” nel codice del sistema operativo Mac, ma anche la presenza di icone di dimensione doppia in alcune applicazioni ufficiali.

Un destino più compatto, secondo il quotidiano taiwanese DigiTimes, sarebbe inoltre riservato ai nuovi modelli di MacBook Pro, previsti già per le prossime settimane, che potrebbero perdere il lettore DVD per ridurre dimensioni e peso della macchina.

Parallelamente, il sito inglese EletricPig riporta il possibile esordio di un MacBook Air da 15 pollici, a completare la line-up formata dalle versioni da 11 e 13 pollici. Un altro passo verso la convergenza delle due famiglie di laptop, che secondo gli analisti sono destinati a essere unificati in futuro sotto un modello unico.

L’iPhone 5 dei misteri.
Riguardo al prossimo melafonino, le voci su Internet si susseguono da mesi senza sosta, pur tra molte discordanze. La novità più bramata (e già prospettata per l’iPhone 4) sarebbe quella di uno schermo più ampio, probabilmente da 4 pollici, contro i 3,5 pollici attuali. Secondo il sito specializzato iLounge, che mesi fa aveva anticipato alcune caratteristiche del “new iPad”, la prossima generazione di iPhone avrà un display da 4 pollici, sarà 8 millimetri più lungo e conterà su una struttura in metallo, probabilmente in alluminio.

Riguardo lo schermo, tuttavia, le voci si contraddicono. Il quotidiano sudcoreano Maeil Business ha assicurato che iPhone 5 ne adotterà uno da 4,6 pollici, ovvero delle dimensioni del Galaxy Nexus, uno degli smartphone con il display più ampio in commercio. Il sito specializzato iMore, invece, ha rilanciato altre specifiche per il prossimo modello: schermo invariato da 3,5 pollici, compatibilità 4G LTE e nuovo connettore micro-dock, per ridurre le dimensioni del terminale.

Alcuni brevetti, inoltre, prospettano l’introduzione del riconoscimento facciale per interagire con iPhone e iPad, con la possibilità ad esempio di sbloccare il device con un sorriso, ruotare la visualizzazione inclinando la testa o persino avviare app con dei gesti della testa. Ma in quest’ultimo caso si tratta ancora di pure speculazioni.

Ad oggi, la maggior parte delle fonti prevedono un lancio del nuovo iPhone tra settembre e ottobre, come da tradizione Apple. Alcune voci dall’Estremo Oriente, al contrario, vogliono un esordio anticipato a giugno, come anche confermato dalla tv giapponese WBS dopo l’intervista a un reclutatore Foxconn, la megafabbrica cinese che si occupa dell’assemblaggio di molte tecnologie della Mela

iPad mini. “A volte ritornano” è invece il titolo ideale per il futuro iPad, riguardo al quale si torna a parlare per l’ennesima volta di un modello con schermo da 7,85 pollici, rispetto ai 9,7 della versione attuale. Lo scorso febbraio, ancora DigiTimes aveva riportato che alcuni prototipi di questo iPad mini fossero già stati inviati ad Apple dai fornitori cinesi, con il progetto di avviare una produzione di massa nella seconda metà del 2012. Obiettivo, contrastare l’assalto di Samsung e, in particolare, del Kindle Fire da 7 pollici di Amazon, già disponibile negli Stati Uniti a 199 dollari.

Al riguardo, lo stesso Steve Jobs aveva affermato nel 2010 che un iPad in formato ridotto fosse un’ipotesi impossibile: “Esistono dei limiti alla possibilità di comprimere gli elementi su schermo prima che un utente non possa più toccarli con precisione. Crediamo che uno schermo da 10 pollici sia il minimo necessario”. Una dichiarazione messa in discussione qualche settimana fa da un sito specializzato, AppAdvice, secondo il quale un iPad da 7,85 pollici avrebbe gli stessi ppi (punti per pollice) di un iPhone 3GS o precedente, quindi rappresenterebbe un’ipotesi plausibile.

Ma il futuro dell’iPad non si gioca solo sulle dimensioni. Un’indiscrezione recente rilanciata dal Guardian prospetta l’uso di una tecnologia aptica per il tablet Apple, grazie alla quale gli oggetti su schermo potrebbero restituire all’utente un feedback tattile. L’anticipazione, basata su una tecnologia della società finlandese Senseg, era stata formulata in relazione all’iPad 3, ma probabilmente verrà ‘riciclata’ in tempo per il nuovo modello.

Controller per giocare.
Secondo il sito AnandTech, Apple sarebbe al lavoro anche su un controller fisico per iPhone e iPad (esiste persino un brevetto del lontano 2008), per supplire ai limiti dei controlli tattili usati per i suoi videogiochi. Tutto questo mentre proseguono gli sforzi politici di Cupertino per promuovere l’adozione della nano sim (maggiori info su http://www.repubblica.it/tecnologia/mobile/2012/03/21/news/nano_micro_sim-31959309/), una scheda sim di dimensioni ancora inferiori a quella adottata su iPhone 4.

Dove la stampa non arriva, arrivano le schiere di appassionati della Mela. Ad oggi, lo smartphone Apple è infatti una delle tecnologie che, nella storia di Internet, può vantare il maggior numero di prototipi ‘immaginati’ dagli appassionati. E non c’è dubbio che anche questo primato faccia gioco al marketing di Apple.

iTV o iPanel? La novità più attesa dai cultori della Mela riguarda tuttavia il prossimo televisore made in Cupertino. Prospettata come una tecnologia di consumo ibrida, la iTV dovrebbe assumere la forma di un televisore ad alta definizione con funzioni di computer, console per videogiochi e media hub.

Le indiscrezioni trapelate finora parlano dell’uso di comandi vocali, della piena integrazione con iCloud e della possibilità di interagire con il dispositivo attraverso iPhone e iPad. Lo stesso Jobs, in un’intervista con il suo biografo Walter Isaacson, aveva affermato di aver concepito un sistema intuitivo che avrebbe rivoluzionato il mercato. “I finally cracked it” era stato l’ambiguo “eureka” di Jobs, convinto di essere venuto a capo del dilemma.

L’analista Peter Misek ritiene che il lancio dell’iTV sia imminente – si parla dell’ultimo trimestre di quest’anno, al massimo l’inizio del 2013 – con Apple impegnata ad avviare la produzione di cinque milioni di unità di iTV tra maggio e giugno prossimi. Secondo Misek, il nuovo prodotto adotterà i pannelli Igzo di Sharp, caratterizzati da un ridotto consumo energetico e da una maggiore risoluzione, per un prezzo finale che dovrebbe attestarsi intorno ai 1.250 dollari. Il nome ufficiale, inoltre, potrebbe essere “iPanel”, dato che almeno un paio di altre società avrebbero già messo sotto copyright il marchio “iTV”.

Nel frattempo, Apple sta conducendo i colloqui con i principali fornitori di contenuti televisivi con l’intenzione di lanciare un proprio servizio di televisione in streaming entro la fine dell’anno. L’idea, secondo il New York Post, sarebbe quella di proporre app dedicate per ciascun canale o servizio tv, a cui abbonarsi singolarmente e da usufruire tramite Apple tv o iTV. Quel che è certo, ad ogni modo, è che ancora nessuna immagine dell’iTV è filtrata oltre le maglie della sicurezza di Cupertino. Forse perché è proprio questo che aveva capito Steve Jobs: anche sulla tecnologia si può sognare. Ed è il mistero la materia di cui sono fatti i sogni digitali.

La Repubblica.it

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Windows XP ha i mesi contati. Microsoft: “Aziende passino a 7″

Tra due anni Redmond non fornirà più supporto per il sistema operativo e per Office 2003: “Erano ottimi software ma hanno fatto il loro tempo”, dice l’azienda. Sullo sfondo, l’evoluzione degli ambienti professionali che ora integrano sempre più dispositivi post-pc

NON C’E’ NIENTE da fare: Windows Xp non vuole morire. A Microsoft lo sanno bene, due generazioni di sistemi operativi sono arrivate sul mercato (Vista e Seven), la terza è in arrivo (Windows 8), ma Xp è ancora là dopo dieci anni di servizio e non ne vuole sapere di abbandonare il campo, tra utenti affezionati e aziende che non rinnovano il parco macchine e licenze. E così a Redmond hanno pensato di staccare la spina: Windows Xp sarà supportato gratuitamente per altri due anni, poi basta, stop, addio. “Iniziate a progettare l’upgrade a Windows 7, non aspettate Windows 8″, dicono da Microsoft, aggiungendo che anche Office 2003 non riceverà più supporto tecnico con gli stessi tempi previsti per Xp. Del resto l’abbandono al vecchio Os era già ampiamente annunciato, e i nuovi software di Microsoft (Explorer 9 ad esempio) non funzionano su Xp.

Windows XP ha i mesi contati Microsoft: "Aziende passino a 7"

Stella Chernyak di Microsoft parla chiaro: “La tecnologia evolve, e così accade per le necessità e le aspettative degli utenti. Xp e Office 2003 erano ottimi programmi per il loro tempo, ora non più”. Eppure si parla del più diffuso sistema operativo desktop del mondo, il 47% degli utenti di pc lo usa, contro il 37,5% di Windows 7 e il 7,7% di Vista. Ma secondo Chernyak, le imprese dovrebbero iniziare l’upgrade a 7 quanto prima, per rientrare nei tempi previsti dal supporto. Windows 8 non è ancora disponibile e in ogni caso la migrazione da Seven a 8 sarà meno problematica di quella di Xp a 7, per l’impianto di basemolto simile tra i due sistemi.

Le aziende in genere attendono che i nuovi sistemi operativi si “assestino” prima di coinvolgere il parco macchine nella migrazione, per evitare problemi inattesi o gestioni operative troppo macchinose. Ma quello attuale è un momento di svolta iniziale obbligatorio per gli “upgrade” aziendali, data la massiccia presenza di nuovi dispositivi “post-pc” negli ambienti professionali. Qualcosa che Microsoft prova ad anticipare con Windows 8, integrando tablet e pc. E Window Xp in questo scenario appare inesorabilmente datato.

La Repubblica.it

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World’s First 27″ Touch All-in-One PC

Asus implementa su questo suo nuovo all-in-one le tecnologie SonicMaster e DTS Surround Sensation UltraPC, oltre che un ozpionale subwoofer esterno con una risonanza di 580cc. L’ET2700 si difende davvero bene: schermo da 27 pollici retroilluminato a LED e multitouch con 10 punti di contatto, con risoluzione a 1080p; processore a scelta fra Intel Core i3-2120, Intel Core i5-2400S e Intel Core i7-2600S; scheda grafica da scegliere fra una Nvidia GT 540M o una Intel HD integrata; hard disk fino a 2 TB; fino a 8 GB di RAM DD3; unità ottica blu-ray; porte USB 3.0 per trasferimenti più veloci, porte USB 2.0 per la compatibilità con dispositivi più tradizionali, lettore di memory card, porta Ethernet, porta HDMI e DVi. Da non sottovalutare poi la presenza di un tuner TV.

Con sistema operativo Windows 7 ottimizzato per il multitouch e un design minimale e piuttosto accattivante, il nuovo Asus ET2700 sarà messo in vendita all’inizio del 2012 con un prezzo di partenza di 1499 dollari (circa 1147 euro al cambio). Piuttosto esoso, ma il gioco varrà la candela.

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VIDEOGIOCHI: Cosa uscirà nel 2012 per PS3 e Xbox 360

Proposte interessanti da tenere d’occhio per PS3 e Xbox 360:

South Park: The Game
Un GdR in piena regola, con tanto di set di classi (paladino, avventuriero, mago, ladro e, ahem, ebreo), sviluppato da veterani del genere come i ragazzi di Obsidian. Ma più cattivo, più sporco, più blasfemo, più volgare di qualsiasi altro esponente del genere. Perchè i protagonisti saranno i personaggi di una delle serie animate più discusse (e discutibili, e divertenti) mai realizzate, con i quali dovremo unire le forze per difendere la città da una serie di bislacche minacce.

The Last of Us
Esclusiva PS3 targata Naughty Dog, in arrivo per la fine dell’anno, The Last of Us ha una premessa interessante quanto inquietante. Una variante umana del fungo parassita Cordyceps, che infetta le formiche infettandone il cervello e modificandone il comportamento per poi ucciderle, ha iniziato a diffondersi trasformando la gente in zombie gonfi di spore. Il gioco segue le vicende di due sopravvissuti, Joel e la giovanissima Ellie, impegnati a tentare di sopravvivere al contagio e agli attacchi degli infetti.

Kingdoms of Amalur: Reckoning
Con gente come lo scrittore fantasy R.A. Salvatore, il fumettista Todd McFarlane e il designer Ken Rolston (già responsabile di Morrowind e Oblivion) al timone, Kingdoms of Amalur: Reckoning sembra un boccone decisamente ghiotto per gli appassionati di GdR. L’originale sistema di “classi non-classi” (da influenzare con il comportamento del personaggio e le Carte del Destino) stuzzica non poco, ma il vero fiore all’occhiello, a giudicare dalla nostra personale esperienza, è il fluidissimo sistema di controllo. Per scoprirne tutti i dettagli, però, non c’è da attendere molto, visto che Kingdoms of Amalur uscirà il prossimo 10 febbraio.

Aliens: Colonial Marines
Annunciato nel lontanissimo 2008, Colonial Marines vedrà finalmente la luce la prossima primavera (ed era anche ora). Combattimenti dal ritmo serratissimo, una modalità cooperativa per un massimo di quattro giocatori e atmosfere ispirate al secondo film della saga saranno gli ingredienti del gioco, nel quale dovremo affrontare diverse varianti degli alieni partoriti dalla fantasia disturbata di Giger.

Minecraft
L’annuncio del debutto su Xbox 360 del gioco cult del 2011 era stato una delle notizie più strepitose dello scorso E3. Prevista inizialmente per la fine dello scorso anno, la versione console del geniale e pixelloso gestionale creato da Markus “Notch” Persson è stata rimandata ai prossimi mesi, e offrirà, oltre ovviamente a un sistema di controllo adattato per l’occasione, la possibilità di utilizzare anche Kinect.

Journey
Thatgamecompany è garanzia di esperienze di gioco insolite, innovative e con più di un tocco di poesia, come lo studio ha ampiamente dimostrato in Fl0w e soprattutto nel delizioso Flower. E Journey, l’originalissima esperienza multiplayer in arrivo tra qualche mese, non smentisce la linea dello studio: un pellegrino in viaggio verso una colonna di luce, in grado di comunicare con gli altri viaggiatori come lui sperduti nel deserto solo cantando e disegnando sulla sabbia, è qualcosa da cui solo Jenova Chen e compagni, maestri nel risvegliare profonde emozioni con immagini e meccaniche semplici, potrebbero pensare di creare un videogioco.

Amy
Un survival horror “puro”, privo di combattimenti ma con un’atmosfera veramente agghiacciante. Amy è un titolo esclusivamente scaricabile, e arriverà su Xbox Live e PSN la prossima primavera. La protagonista, Amy appunto, è una bambina autistica dotata di misteriosi poteri che cerca di scappare da una città infestata da zombie (pardon, pseudo-zombie). Non sarà tuttavia possibile controllarla direttamente: dovremo infatti calarci nei panni di Lana, una giovane donna contagiata dal virus zombificante ma ancora cosciente, e cercare di convincere la bambina a fidarsi e a collaborare con noi. Tecnicamente il gioco non promette benissimo, ma le meccaniche a base di esplorazione ed enigmi ambientali rappresentano un gradito ritorno alle origini per chi sente la mancanza dei survival horror di una volta.

The Darkness II
Il primo The Darkness (2007), tratto dall’omonimo fumetto Top Cow, era, tutto sommato, un gioco più che degno che non ha incontrato il favore che meritava. Questo secondo episodio, in arrivo il 10 febbraio, promette decisamente bene: ora Jackie Estacado può usare entrambe le pistole e i poteri della tenebra contemporaneamente, e invece di portarsi dietro diversi tipi di darkling sarà ora accompagnato da un singolo mostriciattolo “tuttofare”, in grado tra le altre cose di… urinare acido sui nemici (bleah). L’aspetto strettamente artistico del gioco merita attenzione, dal momento che gli sviluppatori hanno optato per un tipo di cel-shading molto particolare, che esalta il tono noir dell’avventura.

Prey 2
Ricordate Prey? Bene: dimenticatelo. Il seguito sembra infatti avere ben poco a che spartire con lo sparatutto uscito nel 2006: nuovo protagonista, nuova ambientazione, nuove meccaniche. Prey 2 sarà un open world ambientato sul pianeta alieno Exodus, sul quale lo US Marshal Killian Samuels si ritrova a vivere dopo che l’aereo su cui viaggiava si è scontrato con la Sfera e che lui è stato rapito da un gruppo di alieni. Convinto di essere l’unico umano sulla faccia del pianeta, Samuels sbarca il lunario lavorando come cacciatore di taglie, e potrà spostarsi liberamente attraverso tre scenari di grandi dimensioni, interagendo con numerosi personaggi e andando a caccia di criminali da catturare.

Dragon’s Crown
Vanillaware (Odin Sphere, Muramasa) è sinonimo di GdR impegnativi ed esteticamente magnifici, e il suo prossimo titolo, Dragon’s Crown, non fa eccezione. Questa volta, però, la novità è rappresentata dalla modalità cooperativa cross-platform (tra PS3 e PS Vita) per quattro giocatori, ciascuno dei quali, come nella modalità in singolo, potrà scegliere tra sei diverse classi: guerriero, amazzone, elfo, nano, mago e incantatrice. I boss di enormi dimensioni, gli scenari simili a dipinti ad acquerello e i personaggi dettagliatissimi ma rigorosamente in 2D, animati come se fossero dei pupazzi di carta, mostrano la caratteristica impronta dello sviluppatore.

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Mogees, musica elettronica al tocco

Il sistema ideato da uno studente italiano emigrato all’estero permette di usare qualsiasi superficie come generatore di sonorità multiformi. Basta un qualunque microfono, e il software si incarica di tutto!

Si chiama Mogees, ovvero Mosaicing Gestural Surface, ed è un progetto software di sintetizzatore sonoro capace di usare qualsiasi superficie come fonte per la creazione di nuovi suoni. A creare Mogees è stato Bruno Zamborlin, 28enne italiano dottorando in informatica espatriato nel Regno Unito e al lavoro presso l’Università di Londra.

Lavorando in collaborazione con i colleghi nel Regno Unito e dell’IRCAM a Parigi, Zamborlin ha sviluppato “un programma software che permette di utilizzare qualunque superficie come fosse uno strumento musicale semplicemente appoggiandoci in cima un normale microfono a contatto”.

Usando un qualunque microfono economico connesso tramite cavo al computer, Mogees dà vita a un processo di “real-time audio mosaicing” basato su gesture convertendo il tocco delle varie superfici in sonorità vicine (“il più vicino segmento”) a quelle delle vibrazioni iniziali partendo dal database di sample integrato nel software.

Come eloquentemente dimostra il videopresentato in rete, Mogees può lavorare su ogni genere di superficie concreta: sui pannelli di plastica alla stazione di un autobus, sulla corteccia di un albero, su uno specchio (e relativa cornice), su un palloncino gonfiabile e via elencando.

All’origine dell’idea dietro Mogees, dice Zamborlin, c’è la volontà di usare una superficie “reale” per creare musica elettronica. In tale contesto l’utente “sperimenta un feedback aptico su quello che fa migliorando il proprio rapporto con il dispositivo”, dice il giovane ricercatore italiano.

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2012: 30 anni di Commodore 64

Uno dei prodotti di maggiore peso nell’invasione domestica dei personal computer.

Nel 1982, al CES di Las Vegas faceva il suo debutto uno dei personal computer di maggiore successo e fama della storia: il Commodore 64. Molto del suo successo sarebbe stato legato al pressocché imbattibile rapporto qualità/prezzo, a lungo irragiungibile per la concorrenza: 595 dollari per una macchina con ben 64KB di RAM, un lusso per l’epoca, e con caratteristiche audio-video che per molti anni sono rimaste all’avanguardia. Ma, soprattutto, il C64 venne sempre venduto e pubblicizzato da Commodore International per quello che era: ovvero una macchina pensata per le famiglie e venduta accanto a ferri da stiro e lavatrici nei negozi di elettronica e nei supermercati. Un pioniere in tal senso, e probabilmente il computer più venduto di sempre (con oltre 30 milioni di esemplari distribuiti e un record d’incassi da Guiness dei primati, solo nel 1986 infatti, furono acquistati più di 10 milioni di esemplari).

Successore dell’altrettanto noto VIC-20, il cuore del Commodore 64 era un processore MOS 6510 a 8bit, a cui erano abbinati 64KB di RAM e 20KB di ROM. La frequenza di funzionamento era pari a 0,9875MHz: anni luce dai gigahertz attuali. La piattaforma non era esente da qualche limitazione, soprattutto per l’indirizzamento della memoria, ma compensava con un equipaggiamento video e audio d’avanguardia: nell’era dei fosfori verdi, il C64 montava un chip video a 16 colori e una risoluzione pari a 320×200; il sistema poteva comunque funzionare in modalità testo (40 colonne per 25 righe). Ma era soprattutto il SID 6581 del comparto audio a far gridare al miracolo: dotato di una flessibilità fino ad allora sconosciuta al comparto, per anni ha fatto da metro di paragone a molte delle produzioni successive. Il principale sistema di input era un mangianastri, ma era disponibile anche un costoso lettore di floppy disc.

Del Commodore 64 sono esistite diverse versioni, alcune anche portatili. La pagina Wikipedia a lui dedicata ne elenca almeno una mezza dozzina, a cui ovviamente vanno aggiunti il Commodore 128 e volendo anche il poco felice Commodore 16. C64 ebbe vita più lunga dei suoi principali rivali, tra cui senz’altro spiccano lo Spectrum di Sinclair  e la sua reincarnazione Amstrad.

Grazie anche al successo del 64, Commodore avrebbe lanciato un’altra storica serie di personal computer dotati di caratteristiche multimediali pioneristiche: Amiga. Nonostante questo, tuttavia, l’azienda non seppe fare tesoro dei suoi gioielli di famiglia: nel 1994 arrivò al fallimento sostanziale, dopo aver cessato nel 1993 la produzione di tutte le varianti del Commodore 64 fino ad allora in circolazione e per non essere riuscita a immettere sul mercato il Commodore 65, sucessore designato. Del C64 esiste anche una versione in commercio, che nulla ha a che fare con il capostipite da cui prende il nome: è a tutti gli effetti un PC moderno, ma che incorpora un emulatore.

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